I mulini a vento delle saline del trapanese al tramonto
I mulini a vento delle saline del trapanese al tramonto

Un paesaggio costruito dall'uomo

La fascia costiera che unisce Trapani a Marsala è occupata da una distesa di vasche poco profonde, argini stretti e specchi d'acqua che cambiano colore durante la giornata. Non è un ambiente naturale in senso stretto: è un paesaggio agricolo, modellato nei secoli per produrre sale marino, che nel tempo è diventato anche un habitat prezioso. Da Le Giarre si raggiunge in pochi minuti di auto, perché la villa si trova proprio nel territorio che ospita la parte meridionale di questo sistema.

Nel 1995 una parte di queste saline è stata tutelata con l'istituzione della Riserva naturale orientata Saline di Trapani e Paceco, affidata in gestione al WWF Italia. L'area protetta si estende per circa mille ettari tra i territori di Trapani, Paceco e Misiliscemi, il comune di cui Marausa fa parte. All'interno della riserva la produzione del sale continua, con metodi rimasti sostanzialmente gli stessi da secoli.

I mulini e il ciclo del sale

I mulini a vento sono l'elemento che colpisce di più chi arriva per la prima volta. Le strutture più antiche risalgono al periodo compreso tra il Quattrocento e il Cinquecento e avevano due funzioni: sollevare l'acqua da una vasca all'altra e, in alcuni casi, macinare il sale già raccolto. Diversi mulini sono stati restaurati e restano visibili dalla strada, altri si osservano meglio dai percorsi interni.

Il ciclo produttivo segue le stagioni. L'acqua di mare entra nelle vasche più grandi e viene fatta passare progressivamente in bacini sempre più piccoli, dove il sole e il vento ne riducono il volume fino alla cristallizzazione. La raccolta avviene nel pieno dell'estate ed è il momento in cui compaiono i cumuli bianchi coperti da tegole, l'immagine più tipica delle saline trapanesi.

Il sale prodotto in queste vasche è da sempre uno dei prodotti identitari della zona, usato in cucina e storicamente esportato via mare. La strada che costeggia le saline tra Trapani e Marsala viene chiamata comunemente la via del sale proprio per questo: è un itinerario breve che si percorre bene anche in bicicletta, essendo completamente pianeggiante, e che collega diversi punti panoramici.

La riserva e i suoi abitanti

Le saline sono una delle zone umide costiere più importanti della Sicilia occidentale e una tappa di sosta per molte specie migratrici. Con un binocolo e un po' di pazienza si possono osservare fenicotteri, aironi, cavalieri d'Italia, avocette, garzette e diverse specie di limicoli, in numero variabile a seconda del periodo dell'anno.

I momenti migliori per il birdwatching sono le prime ore del mattino e il tardo pomeriggio, quando la luce è bassa e gli uccelli sono più attivi. È importante restare sui percorsi segnalati e mantenere le distanze: molte vasche sono proprietà private in produzione e gli argini sono fragili. Il WWF organizza visite guidate nella riserva, utili soprattutto per capire il funzionamento del sistema idraulico.

Il Museo del Sale di Nubia

A Nubia, piccola frazione affacciata sulle vasche, si trova il Museo del Sale, allestito in un mulino di origine quattrocentesca e gestito da una famiglia di salinai del posto. All'interno sono esposti gli attrezzi tradizionali del mestiere, dalle pale ai carretti, insieme ai materiali che spiegano le fasi della lavorazione.

La visita è breve ma dà il contesto che manca guardando le saline solo dall'esterno: quante persone servivano per gestire una salina, come si misurava la salinità, perché i cumuli vengono coperti. Nelle vicinanze si trova anche la torre di Nubia, costruita come presidio contro le incursioni dal mare, testimonianza di un'epoca in cui questa costa era tutt'altro che tranquilla.

Il tramonto e qualche consiglio pratico

Il tramonto sulle saline è il motivo per cui molti visitatori tornano più di una volta: il sole cala dietro le Egadi e l'acqua delle vasche riflette il cielo, con i mulini in controluce. Da Marausa bastano pochi minuti di auto lungo la strada che attraversa Nubia, quindi è un'uscita comoda anche dopo una giornata in spiaggia.

Anche l'inverno ha il suo interesse: con le vasche piene e poca gente in giro, il paesaggio è più severo ma la presenza di uccelli acquatici può essere sorprendente. In quei mesi la produzione è ferma e i cumuli non ci sono, quindi chi vuole vedere le saline nella loro fase più fotogenica deve puntare sul periodo estivo.

Qualche accorgimento utile: portare acqua e un cappello, perché non c'è ombra; indossare scarpe chiuse, dato che gli argini sono irregolari; mettere in conto le zanzare nelle sere estive. Chi viaggia con bambini troverà percorsi pianeggianti e facili, ma è bene tenerli lontani dai bordi delle vasche.

Le modalità di visita della riserva, gli orari del Museo del Sale e il calendario delle escursioni guidate cambiano con la stagione e con l'andamento della produzione: per informazioni aggiornate conviene rivolgersi ai canali ufficiali del WWF che gestisce la riserva e del Comune di Paceco.

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